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Brunello

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Storia del Brunello di Montalcino

Il Brunello di Montalcino ha un primo vero padre, Clemente Santi che nella fattoria Il Greppo sperimentò i primi metodi di vinificazione. Nel 1865 presentò la prima bottiglia di Brunello di Montalcino, inventando questo nome che è entrato nella storia. È Ferruccio Biondi Santi, che curò per primo la selezione clonale del sangiovese grosso, ritenuto – a ragione - più resistente all’attacco della fillossera, l’insetto che distrusse buona parte dei vigneti europei sul finire dell’Ottocento. Si deve infine a Tancredi Biondi Santi la diffusione nel mondo della fama del Brunello, tanto che durante un pranzo di Stato il Presidente Saragat fece servire alla Regina Elisabetta II un Riserva 1955. Oggi il Brunello di Montalcino è tra i vini più famosi al mondo.

Zone e produzione del Brunello di Montalcino

Questo vino rosso toscano viene prodotto a ridosso del comprensorio di Montalcino, in un comprensorio di 24mila ettari, il 15% dei quali coltivati a vigneto. Ad appena 40 chilometri dagli Appennini, Montalcino gode di un clima mediterraneo piuttosto asciutto. La collina di Montalcino è caratterizzata da suoli del quaternario, arricchiti da scheletro e rocce di galestro. Oggi questo famoso rosso toscano è tutelato da un rigido disciplinare di produzione, che prevede che la resa massima di 80 q.li/ha, e che ne regola l’immissione in commercio il quinto anno dopo la vendemmia. Durante questo periodo il Brunello deve affinare per almeno due anni in botte di legno e almeno quattro mesi di affinamento in bottiglia.

Il Sangiovese, l’uva del Brunello, ma non solo

Il Brunello, il Chianti e il Vino Nobile di Montepulciano hanno come base la stessa uva a bacca rossa, il sangiovese. In Toscana, fino a pochi anni fa, si distinguevano due grandi famiglie, il Sangiovese Grosso e il Sangiovese Piccolo. Questo dimostra quanto il concetto di terroir di un vino vada molto oltre al suo vitigno, ma includa il suolo, la zona pedoclimatica, l’esposizione, l’allevamento della vite e la mano dell’uomo. Se il Sangiovese Grosso è utilizzato per il Brunello, uva localmente chiamata come l’omonimo vino, il Sangiovese Piccolo è coltivato per la produzione degli altri vini della regione. Questa differenziazione da pochi anni non è più tenuta in considerazione, perché ormai si tende a riferirsi ai singoli cloni prodotti dal sistema vivaistico, o alle selezioni massali di vari produttori. Attualmente il disciplinare di produzione del Brunello non cita più il Sangiovese Grosso, come unica uva necessaria alla produzione di questo importante vino, ma solo il Sangiovese.

Abbinamenti col Brunello di Montalcino

Questo nobile rosso toscano si abbina splendidamente con le carni rosse e i brasati, come una succulenta fiorentina al sangue o un ricco brasato di cinghiale. Se è vero che in genere un buon Brunello di Montalcino è segnato da profumi di sottobosco, spezie e pot-pourri di fiori, sorso caldo, robusto e persistente, è altresì evidente che questo campione di serbevolezza sa esprimersi in maniera diversa a seconda dall’annata, del tempo di invecchiamento e delle scelte di cantina. Anche la temperatura di servizio e la decantazione posso influire sulle percezioni di questo vino. L’ideale sarebbe servirlo a 16-18 gradi in ampi calici di cristallo. Esistono poi diverse scuole di pensiero sulla decantazione, ma noi seguiamo ciò che ci disse un giorno Franco Biondi Santi: “Meglio non decantare il Brunello per non perdere i primi profumi volatili. Semmai è più indicato aprirlo qualche ora prima di servirlo, coprendolo con un panno di lino”.