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Barbaresco

Barbaresco, zona caratteristica a pochi chilometri da Alba, è terra di tradizione gastronomica ed enologica. Unitamente al Barolo, il cui comune denominatore è l’uvaggio, è uno dei vini italiani più noti al mondo. Secondo il Consorzio di Tutela Barolo e Barbaresco, infatti, annualmente vengono prodotte circa 4,5 milioni di bottiglie. La sua produzione è caratterizzata dalla lunga tradizione e cultura locale, ed è proprio per questa ragione che il Barbaresco viene considerato importante per la sua tipicità.

Barbaresco: vino d’eccellenza

Il Barolo che, come abbiamo anticipato, con il Barbaresco ha in comune l’uvaggio. La differenza dal primo, però, sta nel gusto più popolare e tradizionale. Sembra che la sua storia risalga ai tempi dei romani che impiantarono il Nebbiolo al posto delle querce. Il Nebbiolo però all’epoca era coltivato solo per la produzione del Barolo. La prima bottiglia che accerta la produzione effettiva di Barbaresco risale al 1894 e prodotta da Domino Gavazza, direttore della Regia Scuola di Enologia di Alba. Domino Gavazza cercò di pubblicizzare il Barbaresco anche all’estero fino alla sua morte, tanto da riuscire a creare il Consorzio di Tutela del Barolo e Barbaresco nel 1934. La base del Barbaresco è 100% Nebbiolo ed è consentita solamente in quelle zone che riportano la denominazione DOCG ed in particolare nei comuni di Treiso, Neive e Barbaresco, per l’appunto. La tipicità del Barbaresco è dovuta sia dall’uvaggio che dal terreno argilloso, drenante ed in pendenza. La produzione di questo vino è però controllata: è consentito, infatti, l’allevamento di 80 quintali per ettaro con tecnica controspalliera e potatura Guyot. La denominazione DOC è arrivata nel 1966 mentre quella DOCG, qualche anno più tardi nel 1980.

Caratteristiche del Barbaresco

Il Barbaresco è un vino con un discreto grado alcolico, intorno ai 12,5%. La gradazione alcolica però può variare di un paio di gradi a seconda dell’annata e della fase di affinamento in cantina. Anche questo processo, come la coltivazione e produzione, è concessa solamente nelle zone con denominazione DOCG. Il Barbaresco vede un periodo differente di affinamento a seconda del prodotto che si vuole ottenere: si parte da un minimo di 26 mesi, di cui 9 trascorsi in botti di legno, e di 48-50 mesi, con altri 9 in botte, per il Barbaresco Riserva. Questo vino ha un'ottima tenuta e un gran margine di invecchiamento: può infatti essere conservato in cantina per un periodo di 8-25 anni, a seconda dell’annata. La sua tipicità è garantita dalle uve Nebbiolo che acquistano caratteristiche differenti a seconda della zona di produzione. Per tale ragione, infatti, l’uvaggio Nebbiolo è stato “zonato” in modo da creare, per quanto riguarda il Barbaresco, 75 zone diverse dedicate alle menzioni aggiuntive che può seguire la denominazione principale. Tali zone sono definite, in piemontese, come “sorì”. Tra quelle più famose troviamo Rabajà, Martinenga, Sorì Tildin, Costa Russi, Roncagliette, Asili e Sorì San Lorenzo.

Degustazione ed abbinamenti

Per via della bassa altitudine dei suoi vigneti e una temperatura maggiore, i mosti del Barbaresco sono meno concentrati e la sua maturazione è di conseguenza più breve. Il Barbaresco è un vino molto strutturato. Ha un colore rubino scarico ma trasparente, tipico delle uve Nebbiolo, con riflessi granati quando più giovane e aranciati se con un maggiore invecchiamento. Al naso è un vino fruttato, con note fini, complesse ed eleganti. Ricorda profumi di rosa, ciliegia, fragolina di bosco, viola, liquirizia e pepe bianco. Una delle sue principali caratteristiche è la persistenza, decisa e lunga. Si abbina perfettamente con piatti tipici della zona a base di selvaggina, con i bolliti, brasati e spezzatini. Anche i formaggi stagionati rappresentano un ottimo abbinamento, così come per le ricette a base di tartufo, elemento tipico della zona delle Langhe e del Cuneese. È un vino prettamente autunnale o invernale, da consumare a pasto unitamente a ricette della tradizione piemontese quali stufati, polente, zuppe e minestre.

Barolo e Barbaresco: differenze

Sebbene si tratti di due vini 100% a base Nebbiolo e prodotti in zone esclusive di Denominazione Geografica Controllata, le differenze tra questi due vini del Piemonte sono piuttosto evidenti. In particolare, le zone di produzione del vino Barolo sono ben 11 mentre solamente 3 quelle dedicate al Barbaresco. Questa differenza di territorio ricade anche sulle uve Nebbiolo, il cui risultato varia molto a seconda del terreno, del clima e dello sbalzo termico. Anche a distanza di pochi chilometri, quindi, il Barbaresco e il Barolo riportano caratteristiche organolettiche completamente differenti. Un’ulteriore differenza è quella relativa alla maturazione. Come anticipato, il Barbaresco ha un minore maturazione rispetto al suo compagno Barolo che prevede un minimo di 38 mesi, di cui 8 in botte di legno. Oltre al più importante riconoscimento, quello del DOCG giunto a fine anni ‘80 il Barbaresco, in particolar modo negli ultimi dieci anni si è meritato alcuni importanti titoli come il Premio Tre Bicchieri 2020 e Tastevin Vitae 2021. Tra le annate che spiccano di questo eccellente vino, troviamo il 2015 e 2016.