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Teca

Storia dei vini entrati nel mito

Sono gli assi della viticoltura del Belpaese, vini iconici che ci invidiano in tutto il mondo. Toscana, Piemonte, Veneto e Lombardia sono alcune delle regioni in cui si producono importanti denominazioni come Barolo, Trentino-Alto Adige, Trentino-Alto Adige Franciacorta, Amarone e Recioto. Dietro a ogni vino da collezione si cela un progetto, un’idea e una storia da raccontare. Quando le etichette sono tanto famose, la storia diventa memorabile, come nel caso del Barolo, detto il “re dei vini e il vino dei re”. Questo vino iconico piemontese deve il suo successo a svariate figure storiche, tra cui i Savoia. Il primo a interessarsi alla produzione di questo nettare rosso fu Carlo Alberto di Savoia, che acquistò le proprietà di Verduno e Pollenzo e affidò al generale Staglieno, enologo ammiratore della Francia, la cura dei vigneti e la produzione del vino nei vari possedimenti.

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Anche Camillo Benso, conte di Cavour, ebbe un ruolo centrale nel successo di questo vino, perché diventato sindaco di Grinzane, molto giovane, chiamò Luois Oudart a curare il vino nelle proprietà di famiglia della zona. Grazie a lui nacque il primo Barolo di stile moderno, imbottigliato nel 1844. Il Brunello di Montalcino ha un primo vero padre, Clemente Santi che nella fattoria Il Greppo sperimentò i primi metodi di vinificazione. Nel 1865 presentò la prima bottiglia di Brunello di Montalcino, inventando questo nome che è entrato nella storia. È Ferruccio Biondi Santi, che curò per primo la selezione clonale del sangiovese grosso, ritenuto – a ragione - più resistente all’attacco della fillossera, l’insetto che distrusse buona parte dei vigneti europei sul finire dell’Ottocento

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Si deve infine a Tancredi Biondi Santi la diffusione nel mondo della fama del Brunello, tanto che durante un pranzo di Stato il Presidente Saragat fece servire alla Regina Elisabetta II un Riserva 1955. La denominazione ha storia più recente, ma non meno affascinante. Il Marchese Mario Inciso della Rocchetta ha realizzato il sogno di creare un grande vino, in terra toscana, da uve internazionali. Dopo aver prelevato delle barbatelle di cabernet sauvignon, clone italiano, dai Duchi Salviati, le impiantò a Castiglioncello di Bolgheri, in un’area tra terra e mare. Negli anni ’60 il nipote di Mario, il Marchese Piero Antinori, affidò la gestione del vigneto e della vinificazione al giovane enologo Giacomo Tachis, che lavorava già per i Marchesi Antinori. La prima annata di Bolgheri Sassicaia fu commercializzata nel 1968. Il vino è oggi un blend di Cabernet Sauvignon (85%) e Cabernet Franc (15%).

La nascita di due grandi vini

La nascita del Franciacorta si deve alla sfida che Giudo Berlucchi e l’enologo Franco Ziliani lanciarono a questo territorio bresciano: produrre bollicine Metodo Classico come avveniva in Champagne. Il primo spumante vide la luce nel 1961: appena 3000 bottiglie da Pinot Bianco in purezza. Nasceva una nuova pagina dell’enologia di qualità italiana, tanto che nel 1967 venne riconosciuta la Doc, denominazione di origine controllata, con un disciplinare di produzione, che ne proteggeva la qualità. L’Amarone, nonostante derivi dal Recioto, vino di antica tradizione, ha una storia abbastanza recente. Sembra che sia nato da un errore commesso dalla Cantina Sociale Valpolicella nella lavorazione del Recioto: quando Adelino Lucchese assaggiò un campione di vino, che sia aspettava dolce, coniò il termine “Amarone”, proprio perché secco. Per le prime etichette occorre attendere il 1938, mentre dal 1953 viene commercializzato regolarmente. Un’altra grande storia, per un altro vino iconico.